Psycharium™
teatro liminale | attori invisibili
C’è un momento, prima che qualunque spettacolo cominci, in cui la sala è ancora buia e qualcosa, da qualche parte, si sta già preparando ad accadere. È da lì che nasce Psycharium™: da quell’istante sospeso in cui il pubblico non sa ancora cosa vedrà, e proprio per questo è pronto a vedere tutto.
Immaginate di entrare in una sala che non esiste in nessun luogo fisico, eppure sembra reale in ogni dettaglio: le luci si abbassano, un bagliore attraversa un sipario digitale come un portale che si apre, un’intro anima lo schermo prima ancora che compaia il titolo. È teatro, in tutto e per tutto, tranne che per una cosa: non troverete attori in carne e ossa, non udrete voci pronunciare battute. Sullo schermo compaiono parole, ciascuna assegnata a una presenza fissa, con il proprio colore, la propria posizione, il proprio modo silenzioso di esistere nello spazio scenico. È una scelta voluta, non un limite: nella maggior parte delle rappresentazioni di Psycharium™ non si sente una sola parola. Solo testo, luce, dissolvenza, musica di sottofondo, un brusio di sala che si diffonde insieme al sipario, come se il pubblico stesso, invisibile, fosse già seduto ad aspettare. Perché quando manca la voce reale, la mente dello spettatore è costretta a immaginarne una propria, e quell’immaginazione, sempre, dice più di quanto qualunque voce “altra” avrebbe potuto dire.
I copioni li immagino, li creo e poi li scrivo. Appunti in miriadi di file che poi nel tempo prendono corpo, crescono, diventano storie. È una passione che porto con me da sempre, la stessa che mi ha spinto a scrivere romanzi, a inventare mondi e attraversarli pagina dopo pagina: la scrittura, per me, non è mai stata solo un mezzo per raccontare qualcosa che già esiste, ma un modo per far esistere qualcosa che prima non c’era. Con Psycharium™ quella stessa passione trova un palco: ogni battuta, ogni pausa segnata con precisione, ogni apparizione video che si sovrappone per un istante allo schermo intero e poi si dissolve lentamente, nasce da un testo che compongo prima, con la stessa lentezza e la stessa cura con cui costruisco una storia lunga centinaia di pagine.
Non c’è improvvisazione in Psycharium™. Non c’è nulla che accada per caso davanti a chi guarda: ogni spettacolo ha un copione fisso, scritto e riscritto finché non trova la sua forma definitiva, e solo allora messo in scena con un apparato teatrale digitale completo, capace di funzionare sia su un piccolo schermo portatile come su una parete museale enorme, senza perdere nulla della propria intensità.
Ma prima ancora della parola, in Psycharium™, c’è quasi sempre il suono. La musica resta la mia prima lingua, quella in cui il pensiero nasce prima ancora di diventare frase: le rappresentazioni hanno colonne sonore che compongo io stesso, pensate non per accompagnare la scena dall’esterno, ma per respirare insieme a lei, nota dopo nota, come se il testo e la musica nascessero dalla stessa radice invece che incontrarsi solo alla fine. Non è un teatro che aggiunge musica a un copione già scritto: è un teatro in cui, spesso, è il suono a suggerire dove la parola debba fermarsi, e dove invece debba lasciare spazio al silenzio.
Le presenze che abitano il palco di Psycharium™ non sono mai fisse. Non esiste un numero definitivo di voci, non esiste un cast che si ripete identico, da uno spettacolo all’altro. Ogni nuovo copione ospita presenze mai incontrate prima, in quantità diversa, con timbri e colori diversi: il teatro resta lo stesso teatro, la scatola scenica resta la stessa, ma chi la abita cambia, come cambiano i personaggi da un capitolo all’altro di un romanzo.
C’è poi un aspetto di Psycharium™ che lo rende diverso da qualunque teatro abbiate mai conosciuto: ogni rappresentazione segue un orario fisso, annunciato in calendario, chiaro per chiunque voglia esserci all’inizio. Ma da quel momento preciso in poi, il tempo scorre per conto proprio, senza aspettare nessuno. Chi arriva puntuale assiste dall’inizio. Chi arriva più tardi trova la rappresentazione già in corso, esattamente nel punto in cui si trova in quel momento, come si entra in una diretta già cominciata invece che in un teatro tradizionale che tiene il sipario chiuso finché l’ultimo spettatore non si è seduto. Psycharium™ non aspetta: comincia, puntuale, per chi sa dove e quando trovarlo.
Psycharium™ nasce dallo stesso istinto che guida tutto il resto del mio lavoro, proprio come quando creo le mie opere con il cemento e il gesso: costruire prima il sistema, la struttura, l’architettura invisibile che regge tutto, e solo dopo lasciare che qualcosa vi accada dentro, senza saperlo del tutto in anticipo. Neanche io.
Come il cemento che aspetta la propria reazione chimica, i propri tempi di asciugatura, le proprie texture impreviste, anche questo teatro invisibile è nato da mesi di lavoro silenzioso e quasi mai visibile dall’esterno: scrittura di codice, prove, correzioni minime, piccoli aggiustamenti che il pubblico non vedrà mai mentre osserva lo spettacolo, ma che sono la ragione per cui quello spettacolo, quando arriva, sembra semplice e naturale. Non lo è mai stato, ma crearlo è stato un viaggio incredibile.
E come tutti i viaggi fisici e non, mi ha cambiato, arricchito e trasformato.
Presto Psycharium™ aprirà le sue porte a un pubblico più ampio, con un calendario di rappresentazioni a orario fisso, accessibili a chiunque, ovunque si trovi, in momenti diversi della giornata e in lingue diverse. Fino ad allora, il sipario resta socchiuso. Ma dietro, dentro l’oscurità della sala che ancora non conoscete, le luci sono già accese, e qualcosa, da qualche parte, sta già aspettando di iniziare.
Psycharium sostiene la Fondazione Stichting Lovefrequencies.